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Google Partner certificato 2026: i requisiti reali e come scegliere bene

Optimization score, spesa e certificazioni: cosa controlla Google per il badge Partner e cosa devi verificare tu prima di affidare il budget.

Risposta diretta: per essere Google Partner, Google controlla ogni giorno tre requisiti, tutti sul conto amministratore Google Ads che l’agenzia o il professionista ha registrato in Google Partners. Punteggio di ottimizzazione di almeno il 70%, una spesa pubblicitaria gestita di 10.000 dollari in 90 giorni e certificazioni Google Ads delle persone che gestiscono le campagne. Il badge dice che chi lo espone lavora con continuità sulla piattaforma e ha le certificazioni; non dice che i risultati per i clienti siano buoni.

Sono Andrea Baglioni, gestisco campagne Google Ads per aziende e attività locali. Ho riletto i requisiti sulla guida ufficiale di Google il 21 ottobre 2026: le cifre qui sotto sono le sue, i link sono nella sezione Fonti.

I tre requisiti, con le cifre di Google

Secondo la guida ufficiale, i requisiti per essere partner “vengono controllati ogni giorno” e sono tre:

  • Rendimento. Il conto amministratore Google Ads registrato in Google Partners deve avere un punteggio di ottimizzazione minimo del 70%. Google precisa che hai il pieno controllo: puoi applicare o ignorare i consigli in base ai tuoi obiettivi e a quelli dei clienti. Quindi il punteggio misura quanto si seguono i suggerimenti della piattaforma, non quanto rende una campagna.
  • Spesa. Il conto amministratore deve mantenere una spesa pubblicitaria di 10.000 $ per 90 giorni in tutti gli account gestiti. La cifra è in dollari, non in euro: per un’agenzia piccola sono circa 3.300 $ gestiti al mese.
  • Certificazioni. Almeno il 50% degli Account Strategist (i dipendenti che gestiscono le campagne per conto dei clienti, massimo 100 utenti) deve avere una certificazione Google Ads, con almeno una certificazione in ogni area di prodotto con una spesa di campagna di almeno 500 $ in 90 giorni (per esempio rete di ricerca, Display, video, Shopping o app).

Il livello Premier Partner è un’altra cosa: serve soddisfare i requisiti e rientrare nel 3% delle migliori aziende partecipanti del paese, valutato ogni anno su crescita dei clienti esistenti, acquisizione di nuovi clienti, fidelizzazione, diversificazione dei prodotti oltre la rete di ricerca e spesa pubblicitaria annuale. Google avverte che la valutazione è approssimativa, dipende dal rendimento delle altre aziende e può non essere disponibile in tutti i paesi.

Chi dichiara di essere Google Partner deve poter mostrare lo stato dal proprio account; come si controlla è spiegato nella guida Controllare lo stato di partner di Google.

Cosa il badge non dice

Dalle regole sopra si capisce cosa non è verificato:

  • I risultati. Nessun requisito misura costo per contatto, qualità dei lead o ricavi dei clienti.
  • Che l’account sia tuo. Non c’è nessuna regola su chi è l’intestatario del conto o su cosa succede ai dati quando smetti di lavorare con quell’agenzia.
  • Come è impostato il tracciamento. Il punteggio di ottimizzazione non dice se le conversioni sono quelle vere.
  • Che il team che ti gestisce sia quello certificato. I requisiti riguardano gli Account Strategist dell’azienda in generale.

Per questo il badge è un punto di partenza per scegliere, non un punto di arrivo.

Tre domande da fare a chiunque gestisca le tue campagne

  1. L’account è intestato a me? Un professionista serio lavora sul tuo account Google Ads con un accesso, non su un account suo dove tu non vedi nulla. Quando smetti, devi poter portare con te storico, dati di conversione e liste di remarketing.
  2. Come imposti il tracciamento delle conversioni? La risposta deve citare gli eventi che contano per te (acquisto, invio modulo, chiamata, chat) e un collegamento con Google Analytics 4. Se si riduce a “installo il pixel di base”, è un segnale debole.
  3. Mi mostri report di campagne reali, anche anonimizzati? CTR, costo per clic, tasso di conversione e costo per lead nel tempo. Chi lavora davvero ha questi numeri.

Cosa dice Google su offerte automatiche e Performance Max

Due punti che cambiano il modo di partire con un budget piccolo, entrambi dalla guida di Google Ads:

  • Offerte automatiche. Per usare Target ROAS su campagne Search e Shopping servono almeno 15 conversioni negli ultimi 30 giorni a livello di tracciamento (guida Target ROAS). Per Target CPA, Google raccomanda di valutare i risultati sugli ultimi 30 giorni con almeno 30 conversioni (guida Target CPA). Sono soglie in conversioni, non in euro: se con il tuo budget non le raggiungi, ha poco senso partire con le offerte automatiche.
  • Parole chiave negative in Performance Max. Puoi aggiungerle a livello di campagna o di account, ma valgono solo per l’inventario Search e Shopping (guida). Non controllano gli altri canali della campagna.

Non esiste una soglia di budget ufficiale per “fare Google Ads bene”: le cifre in euro che girano per settore sono stime di chi le pubblica. Meglio ragionare in conversioni al mese e in costo per contatto accettabile per te.

Come parto io

Io non pubblico risultati che non ho: le mie campagne di prova sono partite a fine settembre 2026 con 5 e 10 euro al giorno, e con quei volumi le conversioni sono troppo poche per mostrare dei numeri. Quello che posso dirti è come imposto la partenza:

  • Tracciamento prima del budget. Contatti veri (clic su WhatsApp, telefono, modulo) misurati da subito, perché le offerte automatiche ragionano sulle conversioni che gli dai.
  • Un tetto al costo per clic nei primi periodi (nella campagna per gli impiantisti 2 euro), invece di affidarmi subito a un’offerta automatica senza dati.
  • Parole chiave negative fin dall’inizio e riviste sui termini di ricerca reali dopo i primi 7-10 giorni.
  • Area geografica stretta quando il servizio è locale: è la regola che seguo, per avere meno sprechi e un costo per contatto più leggibile.

Se vuoi sapere come lavoro sulle campagne, c’è la pagina della gestione Google Ads; per capire se il canale è giusto per la tua attività prima di spendere, la consulenza digitale.

Cosa guardare in un account

Segnali tecnici che si vedono in dieci minuti, anche senza essere esperti:

  • campagne separate per obiettivo (brand e non brand, aree geografiche diverse se serve);
  • liste di remarketing segmentate (visitatori generici, pagine di preventivo o contatti, carrelli abbandonati);
  • parole chiave negative aggiornate di tanto in tanto, non inserite una volta e dimenticate;
  • estensioni di annuncio complete (sitelink, callout, snippet, chiamata per chi lavora sul territorio);
  • collegamento tra Google Ads e Google Merchant Center per chi ha un catalogo prodotti.

Un account a cui ne mancano due o più non è ottimizzato, qualunque badge esponga chi lo gestisce. Per chi ha anche un negozio online, il tracciamento va impostato già dal giorno zero: ne parlo nella pagina sulla realizzazione di e-commerce.

Fonti

Controllate il 21 ottobre 2026:

I requisiti dei programmi di Google cambiano nel tempo: prima di decidere controlla la pagina ufficiale.

Aggiornato il 21 ottobre 2026: ho riletto i requisiti sulla guida ufficiale di Google (la spesa è di 10.000 dollari, non euro; le certificazioni riguardano il 50% degli Account Strategist, non tutti gli utenti), tolto le soglie di budget e le novità del 2026 che non ho potuto verificare.

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