Un bot WhatsApp per un’azienda è un programma che risponde ai messaggi arrivati sul numero WhatsApp aziendale, al posto di una persona, almeno per le domande che si ripetono: orari, zona servita, prezzi indicativi, disponibilità. Quando la domanda esce dallo schema, passa la conversazione a chi può rispondere davvero.
Detto così sembra semplice. In pratica ci sono tre scelte da fare prima di comprare qualsiasi cosa, e sbagliarne una costa tempo.
Tre tipi di bot, che non sono la stessa cosa
Bot a menu. Il cliente scrive e riceve una lista: “1 per orari, 2 per preventivi”. Si configura in fretta e non sbaglia mai, perché dice solo quello che gli hai scritto. Ma costringe il cliente a ragionare come il tuo menu, e chi scrive una frase libera riceve una risposta che non c’entra.
Bot con AI. Capisce la frase scritta in linguaggio normale, risponde usando le informazioni che gli hai dato e fa le domande che servono per completare la richiesta. È più comodo per il cliente. Richiede più cura nelle istruzioni: un assistente senza limiti chiari prima o poi inventa un prezzo o una promessa che non hai fatto.
Bot ibrido. È la scelta che consiglio nella maggior parte dei casi. L’AI capisce la domanda, ma sui punti delicati (prezzi, tempi, disponibilità) usa risposte scritte da te, non improvvisate. Per il passaggio a una persona e per la raccolta dei dati usa campi fissi, come nell’assistente WhatsApp che configuro.
Cosa può fare, cosa è meglio non fargli fare
Quello che funziona bene:
- rispondere a orari, sede, zone servite, documenti da portare;
- raccogliere nome, recapito e motivo del contatto anche fuori orario;
- fare le domande di qualificazione (che tipo di lavoro, in che zona, entro quando) così quando rispondi hai già il quadro;
- mandare promemoria e conferme collegati a un appuntamento;
- salvare la richiesta nel CRM o in un foglio, senza ricopiare a mano.
Quello che è meglio non affidargli:
- preventivi su misura o prezzi che dipendono da un sopralluogo;
- reclami e situazioni urgenti: devono arrivare subito a una persona;
- qualsiasi consiglio medico, legale o fiscale;
- impegni di data e orario che il bot non può verificare su un calendario reale.
La regola che applico quando configuro un assistente: se il cliente potrebbe arrabbiarsi per una risposta sbagliata, quella risposta non la dà il bot.
Cosa serve per attivarlo
Un bot vero non gira sull’app WhatsApp Business gratuita. Si collega alla WhatsApp Business Platform, quella che molti chiamano API, e questo richiede:
- un account Meta Business verificato, con documenti che corrispondono ai dati dell’azienda;
- un numero di telefono da collegare alla Platform: un numero può stare sull’app oppure sulla Platform, non su entrambe, quindi spesso si parte da un numero dedicato;
- un provider tecnico o l’accesso diretto alla Cloud API;
- il collegamento al flusso che gestisce le risposte (io uso n8n) e agli strumenti dove devono finire le richieste.
Il passaggio che allunga i tempi è la verifica dell’attività su Meta, non la parte tecnica. Per il dettaglio di cosa chiede Meta e di come cambia la fatturazione c’è la guida alla WhatsApp Business API.
Quanto costa
Il costo di un bot WhatsApp ha tre voci, e conviene chiederle separate in qualsiasi preventivo:
- Meta. Fattura i messaggi in base alla categoria e al paese del destinatario. Le tariffe cambiano a date fissate: il listino ufficiale è sulla documentazione prezzi di Meta. Per l’Italia, Meta ha indicato una tariffa marketing più alta dal 1° luglio 2026.
- Piattaforma o provider. Un canone mensile, che cambia a seconda di quanto ti serve.
- Configurazione. Il lavoro di scrivere le risposte, collegare gli strumenti e provarlo. È la voce che i preventivi nascondono più spesso.
Il mio pacchetto, per dare un riferimento, parte da 990 € di configurazione (anche in 3 rate da 330 €) più 129 € al mese, con i consumi di WhatsApp e AI a parte, addebitati al costo. Sono prezzi “da”: dipendono da cosa deve fare il bot nel tuo caso.
Piattaforma fai-da-te o bot configurato
Ci sono piattaforme con un costruttore visuale, a canone, che permettono di creare un bot da soli. Hanno senso se:
- le risposte che servono sono poche e semplici;
- hai tempo di imparare lo strumento e di tenerlo aggiornato;
- non devi collegare il bot ad altri sistemi.
Un bot configurato da qualcun altro ha senso quando la parte lunga è il lavoro intorno: raccogliere i tuoi prezzi e le tue regole, collegare CRM e calendario, provare i casi strani, rivedere le risposte dopo il primo mese. Se vuoi vedere come lavoro, c’è la pagina del servizio con la demo.
Quattro strade, in ordine di impegno
- App WhatsApp Business gratuita. Costo zero, un telefono, messaggio di benvenuto, messaggio di assenza e risposte rapide. Non ragiona sulla domanda e non scrive in altri sistemi. Per una persona che gestisce pochi messaggi è la scelta giusta.
- Piattaforma di terzi. Un canone mensile più i costi di Meta, un costruttore visuale per i flussi. I limiti dipendono dalla piattaforma: prima di sceglierla verifica quali integrazioni offre davvero con gli strumenti che usi.
- Meta Business Agent. È l’agente AI che Meta stessa offre sulla Business Platform, con addebito a token (tariffa globale di 2,00 USD per milione di token, comprensiva della consegna del messaggio, secondo la documentazione prezzi di Meta). Prima di sceglierlo controlla sulla documentazione di Meta cosa può leggere dei tuoi dati e quali funzioni sono disponibili per l’Italia.
- Assistente configurato sulle tue regole. Lo scrivi con qualcuno che lo collega ai tuoi strumenti (CRM, calendario, gestionale) e che lo rivede dopo il primo mese. Costa di più all’inizio e ha senso quando le risposte e il dopo-messaggio sono specifici della tua attività.
Non sono una scala dal peggiore al migliore: sono quattro livelli di personalizzazione, e il più alto non serve a chi ha bisogni semplici.
Gli errori che vedo più spesso
- Partire dallo strumento. Si compra una piattaforma e solo dopo ci si chiede quali messaggi deve gestire. Meglio il contrario.
- Nessuna via d’uscita. Un bot che non sa passare la conversazione a una persona irrita il cliente più di nessuna risposta.
- Troppe funzioni al lancio. Meglio cinque domande gestite bene che venti gestite così così. Il resto si aggiunge dopo, guardando le conversazioni reali.
- Dimenticare i vocali. Su WhatsApp molti clienti mandano vocali. Decidi in anticipo cosa fa il bot in quel caso: li ignora, chiede di scrivere o li passa a una persona.
- Non rileggere le conversazioni. Il primo mese mostra domande che non avevi previsto. Se nessuno le guarda, il bot non migliora.
Come lo provo prima di metterlo online
Prima di accendere il bot sul numero vero, lo provo con una ventina di messaggi reali presi dalla cronologia dell’azienda, scelti per mettere in difficoltà: frasi vaghe, errori di battitura, una foto senza testo, un vocale, un cliente arrabbiato, una domanda su un prezzo che il bot non deve inventare. Ogni risposta che mi lascia perplesso diventa una regola scritta. Dopo il lancio, nelle prime settimane, rileggo le conversazioni e aggiusto.
Le regole da rispettare
Due cose da non rimandare:
- Trasparenza. Il cliente deve sapere che risponde un assistente automatico e poter chiedere una persona. Lo spiego meglio nell’articolo sull’AI Act per le PMI.
- Consenso e dati. Scrivere per primo a chi non ti ha mai contattato è il modo più veloce per farsi bloccare il numero. Raccogli solo i dati che ti servono e dillo nell’informativa.
Prima di comprare qualsiasi cosa
Segna per una settimana i messaggi che ricevi su WhatsApp e dividili in tre gruppi: domande che si ripetono, richieste da qualificare, casi che richiedono una persona. Se il primo e il secondo gruppo sono pochi, l’app gratuita ti basta. Se sono la maggioranza, hai già la lista di cosa deve fare il bot, ed è la parte più importante del progetto.
Se vuoi, scrivimi su WhatsApp: in 20 minuti ti dico se conviene o se ti basta l’app.
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