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Quando rifare il sito web: 7 segnali, cosa costa a canone e come non perdere Google

Quando rifare il sito web: 7 segnali da verificare da soli, quanto costa a canone (59 €/mese più sviluppo) e come migrare senza perdere Google.

“Devo rifare il sito?” arriva quasi sempre con un’aggiunta: “è vecchio”. Ma un sito non si rifà perché è vecchio o perché il concorrente ne ha uno più bello. Si rifà quando non fa il suo lavoro.

In breve: rifai il sito quando non porta contatti, è lento, non lo aggiorna più nessuno o non si trova su Google cercando il tuo nome. Un problema solo, circoscritto, di solito si sistema; tre o quattro insieme costano meno da rifare che da rattoppare. Con il mio modello rifare un sito costa 1.190 € di sviluppo (anche in 2 rate da 595 €) più un canone da 59 €/mese con hosting, certificato SSL, backup, aggiornamenti e sicurezza. E si può fare senza perdere il posizionamento, se la migrazione è pianificata.

Un sito non si rifà per estetica

Lavoro a Perugia da più di otto anni e “vorrei un sito più moderno” è tra le richieste che sento più spesso. Quasi mai è il vero problema. Il sito di un’attività ha un compito: far arrivare una richiesta, una chiamata, un messaggio su WhatsApp, un ordine. Se lo fa, un design di qualche anno fa può restare online ancora un po’. Se non lo fa, anche il sito più elegante è un costo.

I motivi validi sono quattro: non porta contatti (o non sai quanti ne porta), è lento soprattutto da telefono, non si aggiorna più, non si trova nemmeno con il tuo nome. Per chi vende online se ne aggiunge uno: l’obbligo di accessibilità dell’European Accessibility Act, che un sito vecchio raramente rispetta. Le tendenze grafiche vengono dopo: ne ho scritto in web design trends 2026, e la sintesi è che contano velocità, chiarezza e accessibilità, non gli effetti.

I 7 segnali che è ora di rifare il sito (e come verificarli da solo)

Ogni segnale ha una prova che puoi fare adesso, senza strumenti a pagamento. Conta quanti ne riconosci: servono per la tabella che segue.

1. È lento: prova con PageSpeed Insights

Apri PageSpeed Insights, inserisci la homepage e poi una pagina interna, e guarda la scheda mobile. Le soglie che Google usa per i Core Web Vitals sono pubbliche: LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi, CLS entro 0,1. Se una o più metriche sono in rosso, il sito è lento nel modo che conta per Google e per chi lo apre dal telefono. Cosa misurano lo spiego in Core Web Vitals: cosa sono.

2. Non si trova: cerca il tuo nome su Google

Cerca il nome della tua attività, poi “nome + città”, poi il servizio principale con la città. Se con il nome non esci in prima pagina, il problema è tecnico o di indicizzazione, non di concorrenza. Se esci con il nome ma non con i servizi, mancano pagine dedicate. In Search Console, il rapporto “Pagine” racconta il resto: indirizzi esclusi o con errori.

3. Da telefono non funziona: aprilo dal tuo smartphone

Non dal computer con la finestra stretta: dal telefono, con la connessione mobile, come farebbe un cliente. Testo minuscolo, bottoni che non si premono, menu che non si apre, numero che non si può toccare per chiamare. Se devi zoomare per leggere, il sito non è pensato per il telefono, che per molte attività locali è il primo punto di contatto.

4. Il modulo non arriva: compilalo tu

Manda una richiesta di prova dal modulo e guarda se e quando arriva, controllando anche lo spam. Succede più spesso di quanto si pensi che il modulo smetta di funzionare dopo l’aggiornamento di un plugin o un cambio di casella email, e nessuno se ne accorge per mesi. Un modulo rotto è un sito che ha smesso di portare contatti in silenzio.

5. WordPress (o il CMS) non è aggiornato

Entra nella bacheca. Decine di aggiornamenti in attesa, plugin abbandonati dagli sviluppatori, una versione di PHP segnalata come obsoleta: il sito è esposto, perché le vulnerabilità note vengono sfruttate in automatico. Se non hai gli accessi o non sai chi li ha, il segnale è ancora più forte.

6. I testi sono fermi al 2019

Leggi le pagine come un cliente nuovo. Servizi che non fai più, prezzi vecchi, “novità” di anni fa, foto di persone che non lavorano più con te, orari sbagliati. Un sito che dice cose non vere fa perdere fiducia più di un sito assente. Se i testi sono fermi perché aggiornarli è complicato o costa a chiamata, il problema è il modello, non la tua pigrizia.

7. Nessun contatto è tracciato

Quanti contatti ha portato il sito il mese scorso? Se la risposta è “non lo so”, manca il tracciamento. Un sito orientato ai contatti registra quando qualcuno invia il modulo, tocca il numero o apre WhatsApp. Senza questi dati non sai se il sito funziona né se una modifica lo ha migliorato. Molti siti hanno Google Analytics installato e nessun evento configurato.

Sistemare o rifare? Una tabella per ogni segnale

Un segnale da solo raramente giustifica di rifare tutto. Tre o quattro insieme sì: gli interventi singoli costano quanto un sito nuovo e lasciano in piedi la struttura che li ha generati.

Segnale Basta sistemare se Conviene rifare se Costo indicativo
Lento Immagini pesanti o un plugin di troppo su un sito sano Tema pesante, page builder, decine di plugin Ottimizzazione a preventivo; sito nuovo da 1.190 € + 59 €/mese
Non si trova Noindex dimenticato, sitemap assente, titoli duplicati Mancano pagine per servizi e zona SEO tecnica inclusa nello sviluppo; posizionamento nel tempo con la SEO da 390 €/mese
Da telefono non funziona Qualche pagina con elementi fuori misura Sito nato per desktop e adattato dopo Correzioni a preventivo; sito nuovo da 1.190 € + 59 €/mese
Modulo che non arriva Configurazione email o plugin da sistemare Modulo rotto più altri segnali Intervento a preventivo; nel sito nuovo il modulo è tracciato, quindi te ne accorgi subito
CMS non aggiornato Aggiornamenti arretrati, ma tema e plugin ancora mantenuti Plugin abbandonati, PHP obsoleto, accessi persi Manutenzione a preventivo; nel canone da 59 €/mese aggiornamenti e sicurezza sono inclusi
Testi del 2019 I testi si aggiornano facilmente e c’è chi lo fa Aggiornare è complicato o costa a chiamata Modifiche a preventivo; sito nuovo pensato per essere aggiornato
Nessun contatto tracciato Il sito è sano, va solo configurato il tracciamento Il sito non è sano e i contatti comunque non arrivano Configurazione a preventivo; inclusa nello sviluppo del sito nuovo

Le sistemazioni non hanno una cifra in tabella perché dipendono da cosa c’è sotto: è quello che si scopre nel check-up gratuito.

Quanto costa rifare un sito web a canone

Il prezzo di un sito nuovo lo trovi voce per voce in quanto costa un sito web. Rifare ha due differenze rispetto al sito da zero: c’è un sito esistente da cui recuperare contenuti e posizionamento, e c’è quasi sempre un pezzo di storia da chiudere: vecchio hosting, vecchio fornitore, accessi da recuperare.

  • Sviluppo una tantum, da 1.190 €, anche in 2 rate da 595 € senza interessi: struttura, design su misura, sviluppo in Astro, SEO tecnica, modulo di contatto, pulsanti WhatsApp e telefono con tracciamento dei contatti, mappa dei redirect dal vecchio sito e verifica in Search Console dopo il lancio.
  • Canone da 59 €/mese: hosting, certificato SSL, backup, aggiornamenti e sicurezza. Con la fatturazione annuale paghi 10 canoni invece di 12, quindi 590 € l’anno.

Il primo anno, con il canone annuale, parti da 1.780 €; dal secondo resta il canone. Per un e-commerce lo schema è lo stesso: sviluppo da 2.000 € e canone da 89 €/mese.

Cosa non include: i testi (li scrivi tu o un copywriter, io do struttura e indicazioni), le foto professionali, il dominio se non ce l’hai, le caselle email, le campagne e la SEO continuativa, che è un servizio a parte da 390 €/mese. Tutto scritto nel preventivo, così non arrivano sorprese.

Canone o “una tantum più costi sparsi”?

Il modello classico è pagare il sito una volta e poi gestire da soli hosting, rinnovi, aggiornamenti e interventi, ognuno con la sua fattura. Non è sbagliato, ma va sommato tutto.

Sito a canone Una tantum + costi sparsi
Spesa iniziale 1.190 €, anche in 2 rate Il preventivo del sito
Hosting, SSL, backup, aggiornamenti, sicurezza Nel canone da 59 €/mese Fatture separate, spesso da fornitori diversi; aggiornamenti a chiamata o nessuno
Chi chiami se qualcosa si rompe Un solo referente Hosting, sviluppatore, chi ha fatto il tema
Dal secondo anno 590 € l’anno con fatturazione annuale Somma di rinnovi e interventi, variabile
Proprietà Dominio, codice e accessi restano tuoi Dipende dal contratto

Il vantaggio del canone non è costare meno in assoluto: è sapere in anticipo quanto spendi e chi si occupa di cosa. I segnali 5 e 6 nascono quasi sempre da un sito pagato una volta e poi lasciato a se stesso.

Come rifare il sito senza perdere Google

È la paura più fondata. Un sito che da anni riceve visite da Google ha un patrimonio: indirizzi conosciuti, link da altri siti, pagine posizionate. Se il nuovo sito cambia gli indirizzi senza dirlo a Google, quel patrimonio si perde. È il modo più comune in cui un restyling fa danni.

  1. Inventario degli URL. Prima di disegnare qualsiasi cosa esporto l’elenco completo delle pagine del vecchio sito da sitemap, Search Console e una scansione, annotando per ognuna se riceve visite, se ha link esterni e se il contenuto va tenuto.
  2. Cosa tenere e cosa tagliare. Le pagine che portano visite o contatti restano, con lo stesso indirizzo quando possibile. Vecchie news, servizi dismessi, tag e archivi automatici si accorpano o si eliminano. Meno pagine ma migliori è quasi sempre il risultato.
  3. Redirect 301. Ogni vecchio indirizzo che cambia o sparisce viene reindirizzato in modo permanente alla pagina nuova più pertinente. Non alla homepage in blocco: un redirect di massa verso la home non conserva niente.
  4. Canonical, titoli e descrizioni. Ogni pagina nuova dichiara il proprio indirizzo canonico e ha titolo e descrizione propri. I titoli delle pagine che funzionavano non si riscrivono per gusto.
  5. Search Console. Dopo il lancio invio la nuova sitemap, controllo il rapporto “Pagine” per errori e redirect e tengo d’occhio i primi giorni. Se cambia anche il dominio, uso lo strumento di cambio indirizzo.
  6. Cosa non toccare. Dominio, scheda Google Business Profile e link esterni non si cambiano senza motivo. Cambiare dominio insieme al sito somma due migrazioni in una.

Un’oscillazione nei giorni dopo il lancio può capitare mentre Google ricontrolla le pagine; un calo che dura mesi è il segno di redirect mancanti o pagine tagliate senza destinazione. Non prometto posizioni: prometto che la migrazione segue questa lista e che i controlli dopo il lancio li faccio io.

Da WordPress ad Astro: cosa cambia

Molti dei siti che rifaccio nascono su WordPress e li ricostruisco in Astro, che genera pagine statiche: niente database, niente plugin da aggiornare, pagine leggere per natura. Per un sito vetrina o aziendale è la scelta che consiglio; per un blog con molti autori o un negozio online il discorso è diverso, e l’ho affrontato in WordPress o Astro: quando cambiare sito. Per la migrazione i passaggi sono quelli sopra: gli indirizzi di WordPress, con date, categorie e tag, vanno mappati uno a uno.

Tempi e cosa serve da te

Per un sito vetrina o aziendale servono in genere 2-4 settimane dal briefing al lancio, e il tempo dipende soprattutto da quando arrivano i materiali. Nel preventivo la data di consegna è scritta: se per causa mia il sito non è online entro quella data, il primo mese di canone è gratis.

Da te servono:

  • accessi a dominio, hosting, Search Console, Google Analytics e Google Business Profile: senza, non si fanno inventario, redirect e verifica;
  • testi delle pagine, anche rivisti da quelli esistenti: io definisco struttura e cosa deve dire ogni pagina, i contenuti sono tuoi;
  • foto vere di attività, persone e lavori: quelle di archivio bastano per partire, ma per un’attività locale le foto vere fanno la differenza;
  • logo e colori, se esistono;
  • un referente che risponda ai feedback: ogni giorno di attesa sposta la consegna.

Se il vecchio fornitore è sparito o non collabora, non è un blocco: con l’accesso al dominio si ricostruisce tutto il resto. Seguo i clienti in Umbria di persona e in tutta Italia da remoto, e il referente per tutto il progetto sono io.

Checklist: le domande da farti prima di rifare il sito

  • Quanti contatti ha portato il sito negli ultimi tre mesi? Lo so o lo immagino?
  • Quanti dei 7 segnali riconosco? Uno si sistema; tre o più, si rifà.
  • Il dominio è intestato a me? Ho gli accessi a hosting, Search Console, Analytics e Google Business Profile?
  • Quali pagine del sito attuale portano visite e vanno tenute?
  • Chi scrive i testi nuovi, ed entro quando?
  • Chi aggiornerà il sito dopo il lancio, e a che costo?
  • Il preventivo dice cosa è incluso riga per riga, cosa non lo è e la data di consegna?
  • Il preventivo prevede la mappa dei redirect e la verifica in Search Console?

Se rispondi “non lo so” a più di due domande, il check-up gratuito serve proprio a rispondere prima di spendere.

Domande frequenti

Quando conviene rifare il sito web?

Quando non porta contatti, è lento, non si aggiorna più o non si trova su Google cercando il tuo nome. Un solo problema circoscritto di solito si sistema; se riconosci tre o più dei 7 segnali, rifarlo costa meno di una serie di interventi e risolve la causa, non i sintomi. L’estetica da sola non è un motivo sufficiente.

Quanto costa rifare un sito web?

Con il mio modello lo sviluppo parte da 1.190 € una tantum, anche in 2 rate da 595 € senza interessi, più un canone da 59 €/mese per hosting, certificato SSL, backup, aggiornamenti e sicurezza. Con la fatturazione annuale paghi 10 canoni invece di 12. Restano fuori testi, foto professionali, dominio, email e campagne, che mettiamo nel preventivo voce per voce.

Rifare il sito fa perdere il posizionamento su Google?

Non se la migrazione è pianificata: inventario degli indirizzi del vecchio sito, redirect 301 verso le pagine nuove corrispondenti, canonical e titoli corretti, nuova sitemap e verifica in Search Console dopo il lancio. Il calo di traffico arriva quando le pagine cambiano indirizzo senza redirect o vengono eliminate senza una destinazione. Nessuno può garantire posizioni, ma il patrimonio esistente si può conservare.

Meglio un restyling o rifare da zero?

Il restyling grafico ha senso se il sito è tecnicamente sano: veloce, aggiornato, con il modulo funzionante e i contatti tracciati. Se invece è lento, costruito su un tema pesante o su un CMS non aggiornato, cambiare solo l’aspetto lascia i problemi dove sono. In quel caso conviene ricostruire, tenendo i contenuti e gli indirizzi che funzionano.

Quanto tempo ci vuole per rifare un sito?

Per un sito vetrina o aziendale in genere 2-4 settimane dal briefing al lancio, a seconda di quando arrivano testi, foto e feedback. Un e-commerce o un progetto con funzioni su misura può richiedere 4-8 settimane. Nei miei preventivi la data di consegna è scritta: se per causa mia il sito non è online entro quella data, il primo mese di canone è gratis.

Cosa devo preparare prima di rifare il sito?

Gli accessi a dominio, hosting, Search Console, Google Analytics e Google Business Profile; i testi delle pagine, anche partendo da quelli esistenti; foto vere dell’attività; logo e colori se esistono. Se il vecchio fornitore non collabora, con l’accesso al dominio si ricostruisce tutto il resto. Un’analisi gratuita di 20 minuti serve proprio a fare questo elenco insieme.

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